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treviso chiama napoli

Era il 2014 quando il caffé turco venne dichiarato patrimonio immateriale dall’Unesco. Allora Giorgio Caballini, presidente del consiglio di amministratore di Dersut Caffè, torrefazione trevigiana nata dopo la fine della seconda guerra mondiale, ebbe un’illuminazione. Se il caffè turco ha avuto il riconoscimento, perché non potrebbe averlo anche l’espresso italiano tradizionale?

Il primo ha una storia millenaria, il secondo ha cominciato a divenire come è oggi nella seconda metà del ’900, «ma per avere il riconoscimento basta un’anzianità di 30 anni», spiega Caballini che il 15 settembre del 2014 ha fondato il Consorzio per la tutela del Caffè espresso italiano tradizionale. «Rappresentiamo tutta la filiera degli operatori del settore, dal Gruppo italiano torrefattori, ai produttori di caffè e macchine per il caffè e altre attrezzature inerenti la produzione ed erogazione della bevanda, fino alla Federazione italiana pubblici esercizi», dice.

<<Napoli versus Treviso>> Il caffè, come molte altre cose, in Italia è oggetto di particolarismi e ha creato tradizioni diverse. Al nord è più lungo, al sud più corto e servito in tazza bollente, a Roma nel bicchierino di vetro, ma l’auspicio è che «tutti, superando i regionalismi, si uniscano al Consorzio e sostengano la corsa della candidatura del Caffè espresso italiano tradizionale che è tale purché rispetti il disciplinare», spiega Caballini.
Dopo che il Consorzio ha avviato l’iter, però, dallo storico Caffé Gambrinus di Napoli, è partita una raccolta firme per la candidatura a patrimonio immateriale dell’Unesco anche per il Caffé espresso napoletano, con la speranza di andare avanti sulla scia dello stesso riconoscimento ottenuto per la pizza partenopea.
<<Il disciplinare in 5 punti>> Caballini continua però il suo lavoro per ottenere il riconoscimento e il 3 dicembre sarà a Montecitorio, a Roma, per presentare il progetto. L’imprenditore trevigiano, in questi anni, ha portato avanti il progetto, dapprima ricostruendo e documentando la storia del caffè espresso tradizionale italiano, con l’individuazione della prima bottega del caffè, il Caffé Florian di Venezia, i passaggi della letteratura e della poesia italiana che hanno celebrato la celebre bevanda. E poi creando il disciplinare frutto di un lavoro a cui hanno partecipato tutti gli attori della filiera e alcune grandi multinazionali, che hanno però scelto di non entrare nel consorzio.
Cinque i punti che compongono il disciplinare e che Caballini ci spiega con la naturalezza di chi si occupa di caffè praticamente da quando è nato. Innanzitutto il caffè deve essere in grani ed è fondamentale la macinatura che deve avvenire al momento. «In alcuni bar il caffè è già macinato, ma questo comporta una perdita di sentori, gusto e freschezza - ci spiega Caballini -. Il caffè deve essere in grani e macinato con una grammatura tra i 7 e i 9 grammi, avendo cura di farlo rimanere nel dosatore il minor tempo possibile».
Al secondo punto del disciplinare c’è il tempo di erogazione della bevanda che deve rimanere tra i 20 e i 27 secondi , per evitare che non vengano sprigionate le sostanze meno gradevoli. Al terzo arriva l’aroma: deve essere gradevole e intenso e, se si sente la necessità di aggiungere molto zucchero, allora il caffè non è stato preparato correttamente o sono stati trascurati alcuni passaggi, come la macinatura al momento. La macinatura vecchia, infatti, tende a irrancidire e alterare l’aroma del caffè.
Al quarto posto c’è il servizio: «Il contenuto della tazzina -continua Caballini - deve essere tra i 13 e i 26 grammi ad una temperatura tra i 90 e i 96°. Le tazzine preferibilmente di porcellana dovranno avere il fondo più stretto rispetto all’imboccature e avere uno spessore adeguato a mantenere la temperatura».
Infine il quinto punto che per molti amanti della bevanda è quello più importante: la crema. «Il caffè espresso italiano tradizionale per essere considerato tale si dovrà presentare con una crema uniforme e persistente per almeno 120 secondi dal momento dell’erogazione», spiega Caballini.
<<L’iter di candidatura>> Il percorso di candidatura a patrimonio immateriale dell’Unesco inizia nel marzo del 2016, quando viene protocollato il dossier. «Dopo alcune integrazioni il dossier è stato trasmesso ai ministeri competenti - dice Caballini - e nell’autunno del 2017, in un incontro al Mibac, il ministero per i Beni e le attività culturali, viene condivisa l’importanza del progetto culturale del Consorzio».All’inizio di quest’anno la Commissione nazionale italiana Unesco riassegna la candidatura al Ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del turismo, il Mipaaft che suggerisce «di orientare maggiormente il dossier di candidatura verso l’aspetto culturale, sociale ed educativo».
Inizia un percorso, seguono incontri, ma nel frattempo è però cambiato il governo. Viene così chiesto un incontro al nuovo ministro Teresa Bellanova. «Siamo in attesa di essere convocati, ma nel frattempo, il 3 dicembre andremo a Montecitorio a presentare il nostro progetto e a fare il punto sull’iter della candidatura. L’auspicio è che il Governo possa sostenerci, allo stesso modo in cui il Governo turco lo ha fatto con suo il caffè». Ma non solo. Serve anche essere tutti uniti per raggiungere l’obiettivo». 

Fonte www.ilsole24ore.com


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A suggerirlo è una metanalisi cinese, pubblicata su Oncotarget: consumare almeno 4 tazzine di caffè al giorno riduce del 7% il rischio di ammalarsi di cancro del colon.
Si tratta di uno dei big killer, la terza forma di tumore più rappresentata nei soggetti maschili e la seconda in quelli femminili. La scoperta perciò costituisce un’indicazione importante, derivata dall’analisi 10 grandi studi di coorte prospettici per un totale di oltre 2 milioni di partecipanti, che hanno rilevato la presenza di un’associazione tra consumo di caffè e rischio del suddetto carcinoma. È un risultato che secondo gli autori supporta ed incoraggia ad includere il caffè tra le bevande salutari ed utili alla prevenzione del tumore al colon.

Il caffè, nonostante sia la bevanda più consumata al mondo, è sempre al centro di dibattiti per quanto riguarda i suoi aspetti salutari e quelli più dannosi. Se da un lato l’acrilamide e la caffeina sono potenzialmente cancerogene per il nostro organismo, dall’altra parte il caffè ha tante proprietà benefiche, anche indirette: un esempio è la capacità di aumentare la sensibilità dell’insulina, riducendo il rischio di diabete di tipo 2, ben noto fattore di rischio per il cancro al colon. Sono presenti anche una serie di composti bioattivi, come gli acidi fenolici, ricchi di proprietà anti-ossidanti ad attività anti-tumorale.
Queste buone sostanze sono presenti soprattutto nel caffè filtrato piuttosto che in quello bollito, anche se ad oggi non esistono studi specifici sulle diverse modalità di preparazione del caffè in relazione ad i suoi effetti benefici. Pare, però, che il caffè decaffeinato sia più efficace rispetto a quello ricco di caffeina in merito alla riduzione del rischio di cancro al colon, ma questa per ora potrebbe essere solo una pseudo-associazione condizionata dallo stile di vita generalmente più salutare dei consumatori di caffè decaffeinato.

Fonte www.quotidianosanita.it


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Giovedì, 01 Marzo 2018 15:56

SAPEVI CHE.....

Scritto da

chicchi

Ogni giorno, in tutto il mondo, se ne consumano quasi 1,6 miliardi di tazze: se si esclude l’acqua, è la bevanda in assoluto più diffusa. Ecco alcune cose che probabilmente non sapevi sul caffè.

CHI NE BEVE DI PIÙ? La Finlandia è il paese in cui se ne consuma di più, con 12 kg l’anno pro-capite. Portorico, invece, è quello in cui se ne consuma di meno: 400 grammi di caffè per ogni persona. L’Italia si piazza solo al dodicesimo posto della classifica, con 5,9 kg di caffè pro-capite, seguita da Svizzera, Canada, Danimarca, Austria. Quanto ne consuma ognuno di noi in un anno? La media per persona è di 1,3 kg.

PUÒ ESSERE VELENOSO. Non è solo energizzante e, per certi versi, salutare: la caffeina può uccidere. Ma bisogna bere tra le 80 e le 100 tazze di caffè in un tempo decisamente ristretto (circa 4 ore) perché questo accada.

NON SOLO CAFFEINA. Mentre in passato c’era chi etichettava la bevanda come contenente composti cancerogeni, da qualche anno L’OMS ha scagionato il caffè dai sospetti. Ci sono almeno 1000 composti chimici nel caffè: alcuni di essi sono continua fonte di scoperta per la scienza e potrebbero essere usati in futuro per curare malattie cardiache ed insonnia.

I BENEFICI PER LA SALUTE. Nel 2008 uno studio dell’Università di Lund, in Svezia, ha dimostrato che bere caffè riduce il rischio di cancro al seno, almeno per le donne che hanno una variante comune del gene CYP1A2, che aiuta a metabolizzare estrogeni e caffè.
Nel 2011 la Harvard School of Public Health ha riferito di uno studio su 48.000 uomini, che bevendo sei o più tazze al giorno di caffè hanno ridotto del 60% il rischio del cancro alla prostata.
Una recente metanalisi cinese, invece, ha dimostrato che bere quattro tazzine di caffè al giorno riduce del 7% il rischio di cancro al colon.
Inoltre, pare che il caffè funga anche da “antidepressivo”: sempre secondo l’Harvard School of Public Health, le persone che consumano dalle 2 alle 4 tazzine di caffè al giorno hanno il 50% di possibilità in meno di togliersi la vita rispetto alle altre.

SI CHIAMA COSÌ PERCHÉ… In origine fu qahwah: parola che, nel linguaggio arabo classico, indicava una bevanda che, prodotta dal succo estratto da alcuni semi, provocava effetti stimolanti ed eccitanti, tanto da essere usato anche come medicinale. Il significato, poi, si restrinse col tempo, trasformandosi da “qahwah” al turco “quahvè”. C’è, invece, chi sostiene che il nome in realtà derivi da Caffa, regione dell’Etiopia dove la pianta cresce spontaneamente.

NON TUTTI PRENDONO CAFFÈ BEVENDO. Il Principe Carlo d’Inghilterra, appassionato di terapie mediche alternative, è un fervente sostenitore dei clisteri di caffè come cura anticancro. Su Amazon è possibile acquistare il kit per farli da sé.

QUELLO DECAFFEINATO… NON LO È DEL TUTTO. Quello che pochi sanno è che è impossibile eliminare del tutto la caffeina. Esiste un’unica variante di caffè decaffeinato naturalmente: la Coffea charrieriana, originaria del Camerun. Il resto del caffè viene decaffeinato in modo artificiale. Secondo uno studio dell’Università della Florida, in media, in una tazzina di decaffeinato ci sarebbe l’equivalente di un quinto o un decimo di quella contenuta in una tazzina di espresso normale.

RENDE TOLLERANTI. La scienza ha dimostrato non solo che un paio di tazzine migliorano l’attenzione e l’attività cognitiva, ma anche che con il caffè si può addirittura cambiare opinione: secondo alcuni scienziati australiani, infatti, la caffeina migliora la capacità di cambiare il proprio punto di vista, o almeno di comprendere meglio quello degli altri.


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Giovedì, 01 Marzo 2018 12:16

LAVAZZA SVELA A HOST INOVY, LA NUOVA GAMMA FIRMA

Scritto da

InovySono sempre davvero tante le novità che Lavazza riserva ai visitatori delle manifestazioni fieristiche a cui partecipa, soprattutto se si tratta di eventi di spessore internazionale come Host, dove la torrefazione torinese si conferma come brand di riferimento per il mondo del caffè.
In occasione di Host 2017, Lavazza aveva preannunciato la presentazione di molte novità: nuove miscele per il canale Food Service come Alteco Premium Blend, la pregiata miscela delle migliori arabiche di montagna e di robuste selezionate coltivate in aree incontaminate. Tutte le origini provengono da piantagioni dove si pratica l’agricoltura biologica e si rispettano i principi di sostenibilità ambientale; il nuovo Minivending, destinato ai corner caffetteria degli uffici; la nuova Jolie Plus per il canale domestico e la nuova gamma del sistema Firma, a cui è stato dedicato un accattivante spazio all’interno dello stand.
I visitatori che in questi giorni si sono recati al sempre affollato stand Lavazza hanno potuto scoprire Inovy – questo il nome della nuova gamma Firma – macchine eleganti e di prestigio, curate nel design 100% italiano e massima espressione della ricerca tecnologica che è alla base di tutta la produzione Lavazza.
Quattro modelli per soddisfare tutte le esigenze: Inovy (4 diverse selezioni caffè per una macchina che unisce design e praticità, con comandi touch e tecnologia bluetooth); Inovy&Milk (con montalatte integrato per creare una soffice schiuma con un semplice tocco sullo schermo); Inovy Compact (per una pausa rilassante con il perfetto espresso in qualsiasi ambiente di lavoro); Inovy Mini (linee essenziali e dimensioni ultra-ridotte per una macchina perfetta per i contesti più raccolti ed esclusivi).


 

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